Herbalife è una piramide fraudolenta

indexhDAL NOSTRO INVIATONEW YORK ? Herbalife, le scatoline di pillole di integratori alimentari dall?aspetto quanto mai innocuo che popolano scaffali e banconi di negozi e farmacie, sono da due anni oggetto di una battaglia ciclopica e senza esclusione di colpi tra William Ackman, uno dei re degli «hedge fund», convinto che la società sia stata costruita su una truffa colossale, e alcuni dei finanzieri più potenti e spietati di Wall Street, da Carl Icahn a George Soros, che, invece, fin qui hanno sostenuto Herbalife.Ackman, che di certo non è un angioletto, già a fine 2012 aveva scommesso un miliardo di dollari sul crollo della società parafarmaceutica attraverso la sua compagnia d?investimenti, Pershing Square Capital Management. Il finanziere ha convinto la Sec ad aprire indagini, è andato a trovare uno per uno molti membri del Congresso per spiegare loro che Herbalife altro non è che un castello di carte: una sorta di «schema Ponzi» che si regge sul reclutamento continuo di venditori, soprattutto povera gente, che alla fine saranno quelli che pagheranno il conto più salato dell?inevitabile disastro.Dopo molti alti e bassi, con Herbalife che si è difesa sguinzagliando eserciti di lobbisti nel Parlamento di Washington e l?«authority» che sorveglia la Borsa, la Sec, che non è riuscita fin qui a formalizzare nessuna accusa precisa contro la società, una svolta sembra arrivare ora con la decisione di un altro importante ente federale di controllo, la Federal trade commission (Ftc), di aprire un?

indagine formale sulle attività di Herbalife per verificare se esse mascherino realmente una piramide fraudolenta.Lo spregiudicato Ackman già canta vittoria e lo si può capire: aveva scommesso sul crollo del titolo che invece, dopo le flessioni seguite alle sue prime rivelazioni, era risalito quando alla società era arrivato il sostegno di Icahn e degli altri vecchi «tycoon» della finanza. Per Ackman questo aveva significato il rischio di perdere più di metà del miliardo investito, ma lui non si è mai tirato indietro: «Non mollo, costi quello che costi. Inseguirò i capi di Herbalife fino alla fine del mondo».Ora il titolo ha perso molto terreno rispetto ai massimi (oltre 80 dollari per azione) di qualche mese fa: ieri ha lasciato sul terreno un altro 5 per cento chiudendo attorno ai 57 dollari. Ma la partita non è affatto finita: la vicenda Herbalife può riservare ancora molte sorprese. La Ftc avrà bisogno di molto tempo (da 12 a 18 mesi) per condurre la sua indagine che comunque è solo civile: eventuali risvolti penali andranno esaminati in altra sede. Un esame non facile, come ha già avuto modo di verificare la Sec perché la società, americana col quartier generale a Los Angeles e la sede fiscale nel «paradiso» delle Isole Cayman, negli Stati Uniti ha meno di un quinto del suo «business»: il resto è sparso tra un?ottantina di Paesi diversi, con una presenza molto forte in Cina. Ma è proprio esaminando l?attività di Herbalife a Pechino e dintorni che Ackman aveva scoperto che la crescita della società (più 18 per cento il fatturato 2013 che ha raggiunto i 4 miliardi di dollari) è basata non su un sano aumento delle vendite dei suoi prodotti, ma sull?allargamento della platea dei venditori che vengono reclutati spesso tra la povera gente. O, almeno, questa è la sua accusa.Il re degli «hedge fund» ha fatto fin dall?inizio le cose in grande: quando, nel dicembre 2012, ha lanciato l?offensiva, ha frastornato investitori e stampa con la presentazione di ben 342 «slide». Poi ha cominciato a battere palmo a palmo il Congresso cercando di convincere soprattutto i parlamentari di etnia latina che, almeno negli Usa, la crescita di Herbalife era basata sul reclutamento di poveri ispanici ignari del «Ponzi scheme» del quale erano insieme complici e vittime. Il New York Times aveva anche denunciato la sua rivelazione di informazioni sensibili: aveva detto a una cena di finanzieri che una lettera di denuncia di Linda Sanchez, deputato al Congresso, avrebbe fatto crollare Herbalife, quando nessuno ancora sapeva dell?iniziativa della democratica californiana. Ma Ackman è un grande incassatore: «L?articolo del Times ? Non mi amano, ma è servito anche quello a smuovere le acque».© RIPRODUZIONE RISERVATAIl sistema Cos’è Lo schema permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere guadagni immediati. Ma per andare avanti il sistema ha bisogno di reclutare continuamente altre «vittime» disposte a pagare le quote: i guadagni derivano proprio dalle quote pagate dai nuovi investitori Come funziona Lo schema Ponzi è un sistema di vendite illegale che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi «investitori» L’organizzatore Primo livello L’organizzatore recluta due investitori e a ciascuno chiede 1.000 euro Secondo livello Per andare avanti bisogna coinvolgere altre 4 persone (pari a 4.000 euro) per dare ai primi due reclutati i guadagni promessi Terzo livello Nel terzo passaggio serviranno ulteriori 8 persone per fare sì che il sistema prosegua Quando non si riescono più a reclutare persone sufficienti a far guadagnare il livello precedente il sistema collassa e si rivela una truffa per chi non si trova al vertice

Gaggi Massimo

Pagina 23
(14 marzo 2014) – Corriere della Sera

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